Il provvedimento di riforma sulla gestione della fauna selvatica rallenta il suo cammino alla Camera. Dopo il semaforo verde del Senato, la Commissione Agricoltura ha deciso di adottare la procedura d'esame ordinaria al posto di quella d'urgenza. La Commissione europea ha fatto sapere che monitorerà il testo finale per valutarne la legalità rispetto alle norme UE. Nel frattempo, diverse indiscrezioni giornalistiche segnalano che il Quirinale sta seguendo il dossier con molta attenzione. Le audizioni formali in Commissione si terranno dal 7 al 13 luglio. I tempi della maggioranza per approvare la riforma si allungano e il percorso diventa più complesso.
La scelta di rallentare è testimoniata anche dal cambio dei relatori in Commissione Agricoltura. All'inizio il compito era stato affidato a Francesco Bruzzone (Lega) e Maria Cristina Caretta (Fratelli d'Italia), due parlamentari da sempre favorevoli a cambiare radicalmente la legge quadro del 1992. Al loro posto sono subentrati Giovanni Arruzzolo (Forza Italia), Laura Cavandoli (Lega) e Monica Ciaburro (Fratelli d'Italia). Per gli esperti di politica, questa mossa serve a dare un segnale di maggiore equilibrio e a gestire meglio un dibattito che si preannuncia difficile.
Nonostante le proteste, la riforma resterà nelle mani della sola Commissione Agricoltura. Ben 57 sigle del mondo ambientalista ed escursionista, appoggiate da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, avevano chiesto un esame congiunto con la Commissione Ambiente.
I contrari sostenevano che la proposta non regoli solo la caccia, ma tocchi da vicino la biodiversità, gli ecosistemi e la tutela degli animali selvatici, richiedendo quindi pareri scientifici più ampi. La maggioranza ha però respinto la richiesta, confermando la competenza esclusiva della XIII Commissione.
La tregua sui tempi non spegne le polemiche tra i due schieramenti:
- La maggioranza difende il testo e reputa le regole del 1992 ormai vecchie e inadatte a gestire gli animali selvatici sul territorio.
- Le opposizioni e gli scienziati temono che le nuove norme distruggano i progressi fatti nella tutela dell'ambiente, rischiando di far subire all'Italia pesanti sanzioni dall'Europa per la violazione delle direttive comunitarie.
La leader del Pd, Elly Schlein, ha persino definito la proposta contraria alla Costituzione, chiedendone l'immediato ritiro.
Con lo stop alla via veloce, si aprono ora diversi scenari futuri:
- Modifiche al testo: I deputati avranno tempo fino al 16 luglio per presentare gli emendamenti (le proposte di modifica). Se la Camera voterà anche un solo cambiamento rispetto al testo del Senato, la riforma dovrà tornare indietro per una nuova approvazione, allungando i tempi di mesi.
- Pressioni esterne: Le proteste di piazza e i controlli dell'Unione Europea potrebbero spingere la maggioranza a ritoccare la legge durante le prossime settimane.
- Approvazione lampo: Se i partiti di governo troveranno un accordo per non cambiare nessuna virgola al testo, la riforma diventerà legge dello Stato in tempi più brevi, anche se non immediati.