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10 dicembre 2025

LAZIO, 2019-2025, SIGNIFICATIVO CALO DI CONSENSI NEI CONFRONTI DELLE ASSOCIAZIONI RICONOSCIUTE

I dati sulla consistenza associativa delle Associazioni Venatorie riconosciute del Lazio tracciano un quadro chiaro e inequivocabile: il calo di consensi verso un’appartenenza gestionale ormai “vetusta” è significativo e si traduce in una rappresentatività venatoria sempre più debole, in un contesto socio-culturale in costante evoluzione

Nel quadriennio 2021-2023 si è registrato un marcato decremento dei cacciatori iscritti alle associazioni venatorie riconosciute, con un totale attuale di 35.270 cacciatori nella nostra Regione. È un dato parziale, poiché non tiene conto degli iscritti ad altre sigle, come Confavi, che nel 2024 ha fatto registrare un incremento significativo di oltre il 12% rispetto all’anno precedente.
In sintesi, sulla base dei dati forniti dalle associazioni venatorie riconosciute, il numero dei cacciatori nel Lazio è diminuito di 2.862 unità tra il 2021 e il 2024, passando da 38.132 a 35.270 iscritti.
Tra le associazioni che evidenziano un calo più consistente figurano FEDERCACCIA ed ENALCACCIA, mentre LIBERA CACCIA, ARCI CACCIA ed EPS mostrano sostanziale stabilità, con un lieve incremento registrato da ANUU e ITALCACCIA.

Oltre ai numeri — sui quali torneremo nei prossimi giorni — l’aspetto realmente “preoccupante” riguarda il crescente scollamento tra la rappresentatività venatoria riconosciuta e la propria base associativa. Tale divario riflette l’incapacità dei vertici di mantenere un solido rapporto di fiducia e appartenenza, anche a causa di scelte discutibili adottate negli ultimi anni all’interno degli Ambiti Territoriali di Caccia della Regione.
Molti cacciatori, infatti, esprimono forte inquietudine per la quasi totale assenza di momenti di confronto: la sostituzione dei tradizionali Circoli con semplici pagine social ha contribuito a creare una frattura profonda tra base associativa e dirigenti.

In linea generale, quando si presenta la scelta tra “decidere” o “far decidere”, tende a prevalere il principio di autorità. All’interno di ogni gruppo viene dunque individuato — o emerge spontaneamente, secondo dinamiche diverse — un leader incaricato di assumere le decisioni. Questo processo, tuttavia, porta spesso a privilegiare non la persona più saggia, ma quella ritenuta più temeraria. Non sorprende, quindi, che a perdere consensi, secondo i dati in nostro possesso, siano proprio quelle Associazioni Venatorie riconosciute che, negli anni, ricoprendo ruoli decisionali negli ATC laziali, hanno contribuito a determinarne il triste epilogo del commissariamento.
Il malcontento tra i cacciatori cresce ulteriormente a causa dell’assenza di un Piano Faunistico Regionale aggiornato, capace di rappresentare in modo realistico le diverse realtà territoriali.
Per questo motivo, come abbiamo più volte sottolineato, è indispensabile rivedere anche la gestione delle aree protette, riportandole alle percentuali previste dalla legge e adottando un modello di gestione della fauna selvatica che tenga realmente conto delle esigenze prioritarie per favorire una migliore convivenza con agricoltori, allevatori e tutte le attività legate alla cultura rurale.
Purtroppo, nonostante questo progressivo declino, le parole di un noto presidente nazionale — “Seppur delusi andiamo, scontenti ma non vinti...” — sembrano risuonare ancora tra una vasta parte del mondo venatorio, oggi attratta da miti inconsistenti e narrazioni che la costringono ad adattarsi a una quotidianità sempre più onerosa e tutt’altro che vantaggiosa.

1 commento:

  1. Il fallimento degli atc è oramai conclamato e la mancanza di gestione faunistica riduce la caccia al lumicino..Gli atc spendono la metà del loro bilancio in immissioni clientelari e sbagliate senza una strategia che aiuti a ricreare popolazioni stabili dalle quali cacciare selvatici veri.Il fallimento associativo si evince anche nell'opposizione alla filiera degli ungulati.da parte delle associazioni venatorie tutte.Un mondo di zombie vecchi e superati dai tempi,questo l'associazionismo venatorio che trascina nel baratro la caccia nel Lazio

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